03 aprile 2017

Rendersi riconoscibili

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Stavo pensando a quanto, in questi anni, è cambiato il mio modo di imparare le cose. Prima ti avrei detto che bisognava procedere in maniera metodica, quasi come dei passaggi obbligati verso il tuo obiettivo. Facevo proprio così, era il mio modo per gestire gli anni da studentessa universitaria: avevo una scaletta, procedevo senza sosta (e senza deviazioni) verso l'ennesimo esame del mio piano di studi. Sfogliavo libri, approfondivo, collegavo quel che si poteva, perchè sapevo che le opere d'arte erano figlie del loro tempo. 
A volte questo non era abbastanza perchè la storia del disegno era un argomento troppo ampio; tutti gli artisti disegnavano...e tante volte, prima di arrivare all'opera definitiva. Perciò passavo le giornate in biblioteca a sfogliare volumi su volumi, ad osservare (cercando di memorizzarli) gli studi delle mani, piccoli disegni preparatori, tipologie e materiali utilizzati, ma non c'era niente che poteva ricondurmi in un attimo all'autore. 

Così, l'esame non andò. Io, come al solito, presi le mie cose, controllai il primo pullman utile per rientrare a casa e, nel frattempo, la docente faceva una pausa. Uscì nel giardino della cittadella dei musei e mi disse: "signorina lei è preparata, non ho dubbi, ma sbaglia l'approccio. Le do un consiglio per la prossima volta: non cerchi di imparare tutto in maniera metodica, non deve ricordare a memoria una poesia. Lei deve concentrarsi sui disegni degli artisti più importanti, quelli che hanno fatto la differenza, perchè è probabile che la stessa cifra stilistica che lei vede nei dipinti esista anche nei loro disegni preparatori. Tutti gli altri, gli artisti minori, sono delle derivazioni".  

Fu una specie di rivelazione, e oggi penso che il suo principio sia valido per diversi aspetti. Non solo per il mio modo di imparare, senza voler saper fare tutto mi accontento di riuscire a fare quello che è davvero utile, ma soprattutto nelle scelte che compio per rendermi riconoscibile. Un'azione davvero complicata, nel mare del web, perchè tendiamo a farci ispirare e a seguire le orme lasciate dagli altri. In questo modo rimaniamo degli "artisti minori", perchè non diamo spazio alla nostra identità. Tutto, però, può essere diverso se facciamo la differenza nella nostra comunicazione, nell'approccio col nostro ambiente, nel modo di porci con situazioni diverse dalla nostra, in quello che mostriamo con le nostre foto e in quello che vogliamo esprimere attraverso i nostri prodotti. In effetti io voglio fare la differenza e, per fortuna, nel mio percorso ho tanti momenti che calzano a pennello col mio attuale lavoro. 
Sono abbastanza sicura che se oggi mi mostrassero di nuovo il disegno preparatorio della mano della Dama con l'ermellino di Leonardo da Vinci, non avrei alcun dubbio nel dire che riconoscerei fra mille quel modo di sfumare. E se, invece, volessi fare un elenco delle azioni che compio per rendermi riconoscibile nel web, ti direi: 
  • comunico i miei valori attraverso delle riflessioni che derivano da quel mio percorso di studi al quale spesso faccio riferimento; 
  • mi piace spingerti a visualizzare attraverso il racconto, un po' come quando si fa la descrizione di un'opera d'arte.  La lettura dell'opera è un discorso, fatto di panoramiche e di zoomate minuziose sui dettagli più significativi, fino alla ricerca dei collegamenti con il contesto in cui è nata;
  • cerco di trasmettere la mia "lettura" parlando anche per immagini, non solo quelle rappresentate dai miei prodotti, ma anche quelle delle mie foto;
Questa è solo una panoramica, ma ci sono delle zoomate, cioè delle derivazioni, che completano il mio intento di trovare il posto in un ambiente, quello degli artigiani 2.0, diversificato e allo stesso tempo troppo uniforme.
Hai mai riflettuto su come riusciamo a renderci riconoscibili? Anche nella vita di tutti i giorni. Io, ad esempio, credo di essere vista come quella dalla busta rossa, o che passeggia col cane nero la mattina...poi, magari, sono anche l'illustratrice di ricordi. ^_^

Cosa fai per fare la differenza, per renderti riconoscibile? Raccontamelo, magari scopriamo anche di avere qualcosa in comune. ^_^




20 marzo 2017

I colori del racconto - niente è convenzionale

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Ora non ricordo esattamente dove ho letto questa nozione, ma con tutte le informazioni che sto accumulando da ogni canale, è probabile che perda qualcosa per strada. Il concetto è questo: sì, è vero che imparare da coloro che hanno già compiuto il tuo percorso è un allenamento molto importante, ma bisogna anche saper osservare i contesti diversi dal nostro e carpire gli insegnamenti che possono essere applicati (con creatività, aggiungerei) alla nostra realtà. Così oggi voglio parlarti di quanto possano essere poco convenzionali alcuni aspetti che, grazie alla personalizzazione, vengono messi in risalto. 

Nel tempo i quadretti stanno sempre più caratterizzandosi. Capisco a cosa devo fare più attenzione, quali elementi li avvicinano alle esigenze di chi li richiede, e quali posso attenuare. E questo lo faccio anche mettendomi alla prova, cogliendo ogni occasione come un momento di studio e di crescita professionale. Ti racconto uno di quegli episodi.

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Ormai la nascita di Santiago era prossima e io avevo pensato che un quadretto sarebbe stato un regalo originale. E' in questo momento che ho capito quanto fosse importante la personalizzazione. E perchè ora? Non era certo la prima volta che regalavo un quadretto. Ma perchè le persone alle quali era destinato facevano parte di un ambiente che avevo appena scoperto, una realtà che per me era poco familiare. Frequentavo la palestra da circa un anno e avevo capito subito che avrei potuto trovarmi a mio agio e, alla fine, riuscire a capirne i valori. Sì, perchè nonostante io non mi sia mai addentrata in tutto e per tutto nella disciplina, in quella palestra di boxe ho visto la resistenza, l'impegno e la profondità di concetti che spesso diamo per scontati. 

Nasceva un bimbo e io sentivo di non dover cadere nel cliché della scelta dell'azzurro, o della situazione quasi fatata tipica delle coccarde da nascita. I quadretti possono essere diversi e contenere tutti gli elementi che per alcuni sono non convenzionali, ma familiari per altri. E così, alleggeriti dalle dolci fantasie delle stoffe e dai cuoricini, ecco spuntare il nero, il rosso, il grigio. 
E non solo. La situazione era più verosimile di tutte quelle che avevo mai immaginato. Al suo arrivo Santiago avrebbe trovato un'amica, Leila (quello è davvero il suo ritratto), che l'avrebbe educato a crescere con la spensieratezza e la semplicità che solo un animale può trasmettere. Avrebbe di certo toccato prestissimo un paio di guantoni e respirato l'aria di un ambiente che, son sicura, vivrà appena avrà l'età giusta (e forse anche prima). Apprenderà con facilità che la disciplina è importante; che la costanza e l'impegno sono fondamentali; che la collaborazione e il sostegno sono quasi naturali; che ci vuole resilienza, piegarsi alle difficoltà per trovare la forza di rialzarsi e ottenere i risultati che si desiderano. 

Pochi concetti, che cerco di fare miei ogni volta che posso. Bhe, in palestra non ho ancora imparato a fare tutti gli esercizi, non ho ancora indossato un paio di guantoni (che, però, ho comprato), ma ho scoperto che se nel lavoro sono costante, resistente, resiliente, mi posso avvicinare alla strada verso i risultati che desidero. 

E per te, quand'è stata l'ultima volta che hai osservato un mondo diverso, per te non convenzionale, e aver pensato che quelle caratteristiche potevi farle davvero tue? 

13 marzo 2017

Pensare a colori

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«Dove potrò mai vedere colori del genere? E' un grande privilegio per loro vedere certi colori. Si renderanno conto della fortuna che hanno?» (Pleasantville, 1998)
Lo diceva Mr Johnson, dopo aver sfogliato un grande volume con i quadri più importanti della Storia dell'Arte. Guarda questa breve sequenza. Hai notato come cambia la sua espressione ogni volta che osserva l'immagine di un quadro? Si immerge completamente per poi provare quasi un sussulto, quando i colori si fanno più espressivi. Del resto, nel corso dei secoli, il vincolo della forma è stato stravolto e i colori, sì, in alcuni casi hanno preso il sopravvento. 
Sai, a me succedeva la stessa cosa. Ricordo la prima volta che andammo in visita alla Pinacoteca Nazionale di Cagliari. Guardando quei dipinti su legno del XVI secolo (e questo è l'altro), mi soffermavo sul modo di rendere l'espressività dei personaggi. Forme pulite, colori verosimili, ma sguardi magnetici. Riesci a percepire la solennità di queste figure. Superata questa fase, iniziare a studiare le avanguardie del novecento mi ha creato una sorta di sussulto, come se le nuove forme e la decisione dei colori toccassero corde diverse, meno rassicuranti, ma in un certo senso positive. 

Ti faccio questo discorso per due motivi: prima di tutto perchè è il percorso che mi ha portato ad essere l'illustratrice che sono; poi perchè sono fermamente convinta che i colori abbiano un'azione positiva sul modo di vivere la nostra quotidianità. Io credo nel loro potere di renderci più allegri, nella loro forza di darci la sicurezza che ci aiuta ad affrontare le nostre giornate, nella loro facoltà di donarci la possibilità di comunicare agli altri un pezzetto di quello che siamo. Non so se sia la primavera che si avvicina sempre di più, sarà perchè ho testato personalmente questi meccanismi, ma quando io indosso un accessorio colorato anche l'abito più serio ha un'altra inclinazione: dà un sussulto all'immagine più composta del contesto formale, che può essere il lavoro, una cerimonia o una cena importante.  

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Nel mio lavoro ho scelto di pensare a colori per un paio di motivi: 
  • Penso a colori perchè so che, attraverso la loro decisione e brillantezza, riuscirò a dare forza al messaggio che voglio comunicare.
  • Quando progetto un gioiello so che la vivacità dei suoi colori aiuteranno chi lo indossa a sentirsi più sicuro. Vogliamo dire che può dare l'impressione di osare? Ma chi può sostenere che osare con una collana colorata e dalla forma insolita non sia sinonimo di comunicare agli altri "hey, puoi notare quanto sono a mio agio!"?
  • Penso a colori perchè so che, circondarsi di loro negli ambienti in cui viviamo, ci aiuterà ad essere positivi e ci spingerà a prenderci cura dei nostri spazi. Io sto benissimo nell'Angolo, perchè sono circondata dalle mie stoffe, dai nastri e dalle perline. La loro vivacità è un sussulto per la mia creatività. 
Mr Johnson parlava della fortuna di vedere i colori, perchè loro vivevano in un mondo in bianco e nero, privo delle emozioni più semplici. Ma quando finalmente qualcuno riusciva a provarle...bhe...i colori esplodevano con prepotenza e tutti gli altri notavano la differenza. 

Il rapporto coi colori è di certo legato al modo di essere e alla visione della vita che ognuno di noi ha. Ma tu pensi a colori? Che rapporto hai con loro? Riesci a sostenere la loro "invadenza" o tenti di soffocarli? Io sono una via di mezzo, ma non nel lavoro, quello proprio no! ^_^



27 febbraio 2017

Basta uno sguardo...e una luce

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Basta un attimo, bastano poche parole, e un ricordo si materializza nella nostra mente come se ce lo trovassimo proprio davanti a noi. Basta l'espressione di una persona, notare se i suoi occhi si illuminano, per capire che abbiamo fatto qualcosa di buono per lei. 

L'estate scorsa mi arrivava una richiesta molto particolare: una delle mie più care amiche mi chiedeva se avessi il piacere di essere damigella nel giorno del suo matrimonio. Cosa fa una damigella? Me lo son chiesta, mi sono incuriosita. Sapevi che le damigelle non sono la solita americanata dell'ultima moda? No. Dietro c'è una tradizione che ci riporta indietro nel tempo. Le spose egiziane usavano accompagnarsi da belle ragazze (ti giuro che eravamo quattro signorine carine! ^_^ ), abbigliate in modo così elegante e vistoso che gli spiriti maligni si sarebbero confusi e non avrebbero più riconosciuto quale fosse la sposa. Le damigelle sono una protezione, ma sono anche quelle che devono saper ascoltare la sposa, devono confortarla nei momenti di agitazione perchè qualcosa va storto. In fin dei conti sono le sue amiche e, come tali, devono riuscire a far sì che i suoi occhi si illuminino perchè un'altra cosa è stata fatta senza intoppi.

Ricordo che mancavano pochi giorni al matrimonio. Una sera sono andata a portarle tutti i suoi accessori, perchè doveva fare le ultime prove e io lavoravo notte e giorno per fare in tempo a finirli tutti. Lei stava sistemando le ultime cose, il fidanzato sarebbe rientrato tardi da lavoro, così ne abbiamo approfittato per scambiare due chiacchiere. Prima di rientrare a casa le ho dato le scarpe (con una piccola applicazione), la coroncina e il bracciale. Quando ha visto quel bracciale le si sono illuminati gli occhi e mi ha detto "è proprio come lo volevo!". 

Oggi ho letto un post di Gioia, in cui si parla del momento in cui capiamo che forse ci possiamo fermare lì, che ci possiamo accontentare. Ho pensato se nel mio lavoro mi fosse mai capitato di capire quando mi sarei potuta accontentare. In un momento in cui niente è ancora definito, mentre io annaspo tra le molte me che dovrebbero far funzionare quest'attività (c'è la fotografa, c'è l'artigiana, c'è la scrittrice, quella che studia...), ho pensato agli occhi della mia amica che guardava quel il suo bracciale. Allora credo fortemente che io mi accontento di vedere la luce negli occhi di coloro che son riuscita a soddisfare col mio lavoro, mi basta vedere che quello sguardo li sta trasportando verso il loro momento, attraverso tutte le loro aspettative e speranze. E ogni volta che ci sarà quella scintilla, che dura un attimo, saprò che posso accontentarmi del mio lavoro così com'è...un po' più stabile..ma esattamente com'è.

Cosa ne pensi? Ricordi una volta in cui hai visto che una tua azione, o un tuo regalo, ha fatto accendere la luce negli occhi di qualcuno? Dai, non farmi sentire l'unica romanticona...

06 febbraio 2017

Ma se nessuno sa che lavoro fai?

C'è una conversazione dalla quale ho imparato a non pentirmi di aver scelto di diventare uno storico dell'arte, perchè ormai avevo capito quanto questo influenzasse il mio modo di osservare le cose e di rappresentarle attraverso i miei prodotti. Da un po' di tempo riesco a gestire bene gli incontri di questo tipo e rispondo bene quando mi dicono "però, che peccato. Avere una laurea come quella e stare in Sardegna. Sai, bisognerebbe andare fuori". Mi limito a rispondere che l'arte è solo la manifestazione di un popolo e in Sardegna abbiamo avuto (e abbiamo) il nostro modo di esprimerci e dobbiamo rispettarlo. 


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Sai, invece, qual è stata la domanda che non ho saputo gestire? "Adesso che fai? lavori?". Quella mia collega dell'università penserà che ho un lavoro saltuario e vado avanti così, finché non trovo di meglio. Quello che lei non sa, invece, è che ho un lavoro saltuario che mi aiuta ad avere le risorse da investire nel mio lavoro dei sogni. Pensa, dopo che ci siamo salutate mi son sentita di aver perso l'occasione di poterle raccontare quello che sto costruendoÈ un lato di me che non riesco a sopportare, del resto non sono nemmeno una grande chiacchierona. Ma la cruda realtà è che se nessuno sa che lavoro fai è perchè tu non gliel'hai mai detto. 

Oltre al fatto che avere un biglietto da visita da darle le avrebbe messo una pulce nell'orecchio (e io non ce l'avevo...lezione numero 1), credo che non avrei saputo spiegarle in cosa consiste il mio progetto, perchè fino ad allora non avevo capito quale fosse la motivazione del mio lavoro; quello che mi spinge ad avere un approccio così diverso, a volte troppo sognante, ma allo stesso tempo necessario e inevitabile. Credo moltissimo nella forza dei ricordi, nella loro capacità di costruire la nostra identità man mano che noi gli diamo il giusto valore. Così mi son chiesta se i miei prodotti potessero avere la capacità di aiutare le persone a dar valore ai propri ricordi, condividendoli per comunicare a tutti chi sono. E penso che possano farlo se riesco a farli parlare nel modo giusto, se riesco ad illustrare il tuo ricordo con il mio modo di osservare le cose. Io sono sempre uno storico dell'arte, ma se domani mi facessero quella domanda così difficile da gestire risponderei senza se e senza ma: sono un'illustratrice di ricordi

Se qualcuno mi avesse dato un biglietto da visita con scritta una professione così inusuale...bhe, avrei detto "in che senso? scusa...". E pensi che anche la mia collega si sarebbe incuriosita? 

23 gennaio 2017

L'identità in un dettaglio

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Ieri, dopo tanto tempo, ho indossato un paio di orecchini. Quasi non mi accorgevo di loro: leggeri, discreti, piccolissimi, eppure presenti. Prima di andare a dormire li ho tolti, perchè mi mettevano una strana preoccupazione: forse non mi faranno dormire; magari mi daranno fastidio...
Stamattina, prima di uscire per la solita passeggiata con Perla, li ho presi dal comodino e li ho indossati di nuovo. Un gesto voluto, non come quelle azioni quasi meccaniche che non ricordi nemmeno che siano avvenute. 

Ho sempre avuto una passione per i gioielli (meglio se artigianali) e per gli accessori in genere. Prima di diventare io stessa del mestiere, ero una di quelle persone che spulciava gli stand alla ricerca di monili particolari. Ora non lo diresti vedendomi tutti i giorni con il mio abbigliamento comodo e un po' anonimo, ma se controlli il portagioie di mia sorella potresti scovare maxi orecchini che le ho lasciato in eredità. Non so di preciso quando sia avvenuto, ma ho smesso di indossare i gioielli, quasi vantandomene. Dicevo: "sai, da quando ho iniziato a fare questo lavoro non sento la necessità di indossarli". Ma che ho detto??!!! Meglio che non tieni conto di questa persona, perchè oggi ti posso dire che certi aspetti di noi non cambiano, forse si ridimensionano, ma non svaniscono. 

Ieri, dopo tanto tempo, ho indossato un paio di orecchini e li ho tenuti senza alcuno sforzo, perchè in fondo sono fatta così; perchè questo è l'anno in cui costruirò la mia identità professionale. È un percorso complicato e spero che mi capirai se qualche volta inciamperò, se non sempre sarà tutto perfetto. Però non sono sola, ho la mia parola dell'anno: IDENTITÀ
  • L'identità è quella che vorrei trasmettere proponendoti dei prodotti in linea col mio grande obiettivo dell'anno
  • L'identità è tutto ciò che ruota intorno alla mia offerta: la comunicazione del suo significato, i colori, la scelta del packaging, l'elaborazione di alcuni omaggi che ho pensato apposta per te;
  • L'identità è comunicare il luogo in cui nasce il mio lavoro, perchè se c'è una cosa che non posso mai dimenticare è che le persone si esprimono in base alla realtà in cui vivono;
  • L'identità è essere una moglie oltre che un'artigiana tutta laboratorio e passeggiate col cane (anche se io e mio marito non viviamo ancora insieme -causa casa in ristrutturazione- non vuol dire che di tanto in tanto non possa preparargli una cena con le mie mani...no?)

L'identità è tutto quello che nel corso dell'anno sarà in linea col mio progetto, personale e professionale, e se avrai il piacere di accompagnarmi in questo percorso noterai quanto condizionerà il mio lavoro. Io capirò che la mia identità sarà un buon mix tra Maria e Colori Preziosi quando, prima di andare a dormire, non toglierò gli orecchini.

E tu? Hai un oggetto che ogni giorno ti aiuta a costruire e comunicare la tua identità senza dire nemmeno una parola? 



17 gennaio 2017

Un obiettivo per il 2017 (o forse due)

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C'è un esercizio che ti fa immaginare una situazione come questa: tu, un'amica che non vedi da tempo e due tazze di tea fumanti. Tu hai un aspetto rilassato e compiaciuto e lei lo nota, ti chiede di raccontarle cos'è successo, perchè avete perso i contatti da almeno un anno. Le dici che all'inizio dell'anno hai fissato un obiettivo, hai lavorato sodo e ce l'hai fatta. L'hai raggiunto! 
Le racconti i dettagli, perchè da quando l'hai scoperto hai programmato ogni tuo passo. Magari riesci a convincerla che avere un obiettivo non è come farsi trascinare dall'entusiasmo del nuovo anno, fare un elenco dei buoni propositi e abbandonarlo dopo qualche settimana. Le spieghi che se lei volesse potrebbe sentire quell'entusiasmo per tutto il corso dell'anno, perchè ogni volta che si avvicinerà al suo obiettivo sarà come sentirlo sempre più reale. 

Ora ti racconto un'altra situazione simile. A settembre la mia amica Marianna ha avuto un bambino. Lei è una restauratrice, ma anche una pittrice con uno stile tutto personale. Ora Gabriele è il centro delle sue giornate, com'è giusto che sia, e lei ha messo in stand by il suo lavoro. Ogni tanto ci incontriamo per una tazza di tea e, se Gabriele è impegnato a ronfare, possiamo avere tutta la calma per chiacchierare e mangiare qualche biscotto.  
Qualche giorno fa, mentre facevo la spesa, ho visto dei biscotti ripieni di confettura di mela, li ho presi e ho mandato un messaggio a Marianna (con tanto di foto): "Io porto i biscotti, tu pensa al tea!". Gabriele non ha dormito, ha fatto un po' il buffone e poi ci ha ascoltate. Si parlava di progetti, dei biscotti che "questo è l'ultimo, prometto!", e poi mi ha detto che appena sarà possibile vuole riprendere a lavorare. Conosco Marianna solo da qualche anno, ma abbiamo quasi lo stesso pensiero su cosa voglia dire essere un artigiano in Sardegna (anzi...in questa parte della Sardegna): per molti aspetti problematico, per altri privilegiato. Ma entrambe abbiamo la stessa volontà di esserlo, e di farlo proprio qui. Magari nel corso di quest'anno ne scoprirò davvero il motivo. 

Visto che la conversazione aveva preso questa piega, ad un certo punto le ho detto che per quest'anno avevo un obiettivo, e lo dico anche a te: vorrei elaborare una serie di prodotti che trasmetta i miei valori e nei quali una persona precisa possa identificarsi (quell'immagine ancora un po' annebbiata del mio cliente ideale). Pausa bagnetto Gabriele, e poi mi dice: "Se ti chiedessi qualche consiglio per riprendere a lavorare, mi aiuteresti?". Ecco il mio secondo obiettivo!! Sì, io non sono una grande esperta, ma in due è più facile sostenersi, consigliarsi, motivarsi, gioire dei piccoli traguardi o arrabbiarsi per le sconfitte. Le ho risposto solo "Sai che dovrai diventare più social, vero? Perchè questo renderà meno difficile il tuo lavoro da queste parti".
Poi Gabriele ha monopolizzato la discussione perchè reclamava la sua merenda; il suo grande obiettivo della serata. Il piccolino ci ha fatto subito tornare coi piedi per terra. ^_^


Ci sono obiettivi che non puoi solo pensare, ma devi per forza arrivarci. Così li potrai sentire davvero possibili. E c'era una mail nella mia cronologia di dicembre, con un regalo. E' Gioia che la manda, insieme ad un percorso: 2017 - il tuo anno magico. E' così che ho trovato il mio principale obiettivo, ma ti dirò che è stata come una conferma.

Professionale o personale, sai bene quanto le due sfere possano mischiarsi di tanto in tanto, hai trovato il tuo obiettivo davvero possibile per un 2017 magico? Ti va di condividerlo? 

10 dicembre 2016

Diario di un'artigiana - il 2016 di Colori Preziosi

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Avevo già quell'atmosfera da "studio senza pietà". Complice il cielo nuvoloso, conta che alle cinque il sole è già sulla via del tramonto...quando ho scritto questo post mi trovavo alla mia scrivania, con l'abat jour puntata sulla lettura del momento, il pc acceso e l'Angolo che si era liberato degli strumenti del mestiere della me-artigiana. 

Poi mi è tornata in mente la newsletter di Gioia (iscriviti e non te ne pentirai) dal titolo "2016: i numeri del mio biz". Quando ho letto questa mail, qualche giorno fa, ho provato ammirazione per il suo lavoro e per i suoi numeri, e mi son detta di non avere alcun conto da fare. Non avevo numeri da mettere nel bilancio di questo 2016 professionale, perciò non ho risposto all'invito di Gioia.

Sarà per l'atmosfera a lume di lampadina, sarà perchè a dicembre penso sempre che per l'anno successivo potrò fare di meglio; alla fine ho messo da parte la lettura e ho cominciato a mettere nero su bianco il mio 2016 professionale e personale. Se dovessi trovare una parola che definisca quest'anno potrei dire CONSAPEVOLEZZA (Gioia, lo so che trovare la parola dell'anno col senno del poi è più facile, ma ho già quella per il 2017! Yeee!!!). Eccoli qui i miei "numeri":

  • I corsi della Colibrì Academy - Avevo qualche soldo da parte, ho pensato che sarebbe stato un buon investimento, e ho avuto ragione. Il (per)corso mi ha obbligata ad esaminare quello che avevo fatto sin'ora, e mi ha portata a concludere che non stessi andando da nessuna parte. È stata una specie di rivelazione: la comunicazione fa davvero la differenza, ma ancora di più la fa avere la consapevolezza della strada che si vuole comunicare. Te ne avevo già parlato qui, e anche qui
  • Il logo - Ho avuto la brutta sensazione di guardare l'home page del blog e pensare di non avere il piacere di passarci del tempo. E se l'ho provato io...lascia stare...non voglio nemmeno pensare cosa potessi pensare tu che passavi a farmi visita. Il logo che doveva rappresentarmi era importante quanto la mia comunicazione, così ho contattato le sorelle di Pemberley Pond. Laura e Luisa son riuscite a darmi l'immagine che non avrei nemmeno saputo immaginare, ma che ho sentito mia fin dal primo momento. Il fatto che questo logo circondi il nome della mia attività da simboli e colori ben presenti nel mio mondo, mi ha dato la consapevolezza di aver aggiunto un tassello all'idea di professionalità che ho cercato di impostare in quest'anno. Come ti sembra? Ti piace? Che sensazione ti dà? Io non mi stanco mai di guardarlo, ma sono di parte. ^_^
  • Relazioni - Mai più pensare che tutto ruoti intorno solo a Colori Preziosi. Esiste un mondo di artigiani che stanno cercando la loro strada, persone che costruiscono la loro atmosfera lavorativa, che condividono dubbi (molto simili ai miei) e che sono più vicine di quanto potessi pensare. Le mie colleghe colibrine sono fantastiche; l'appuntamento con Gioia, ogni mercoledì in Mansardinaè un importante momento di confronto e crescita professionale (anche se ho molto da recuperare); Un anno di meraviglia è un continuo spronarsi a pensare positivo. Se ho trovato consapevolezza su questo fronte? Sì. Quella di avere esperienza e supporto condivisibili da parte mia e di tutti gli altri partecipanti. 

  • Le bambole - Le metto in pausa per un po'. Io le adoro, sai? Sono delle personcine simpatiche, ma non hanno avuto grandi riscontri. Devo metterle sul piatto della bilancia, oppure dargli la giusta inclinazione...non lo so...dovrò pensarci su. 
  • Il B.O.T.B. - I gioielli...il mio primo amore (occhi a cuore). Il B.O.T.B. è il concorso che mi ha aperto gli occhi e mi ha convinta a pensare che i gioielli possono raccontare storie e situazioni. L'esperienza che mi ha dato soddisfazioni che prima guardavo solo da lontano; il momento in cui ho percepito la consapevolezza per dire "non sono solo gioielli, possono essere di più".
  • I quadretti - Qui ho sperimentato la consapevolezza delle mie capacità. Ho scoperto che ricamare mi dà una libertà che prima non conoscevo: le sfumature dei colori; una concezione diversa dello spazio del telaio, che è diventato fondamentale nel mio lavoro e si è guadagnato un posto speciale nel logo; una personalizzazione ancora più forte; una capacità di racconto davvero più presente. Per dirla tutta i quadretti non sono molto diversi dai gioielli: entrambi sono dei ricami, ma le perline sono così decise e vibranti. Pensa alla pittura: la morbidezza sfumata nelle pennellate di un dipinto rinascimentale, e la corposità dei colori dati da un artista espressionista. 
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  • Storico dell'Arte vs Artigiana Alla fine lo scontro il confronto era quasi d'obbligo. Pensare che potessi diventare o l'una o l'altra cosa era a dir poco sbagliato. Proprio qualche giorno fa ho incontrato una collega dell'università che stava cominciando la sua gavetta come insegnante di sostegno. Mi ha chiesto "sei pentita del percorso che abbiamo fatto? Perchè io avevo altri progetti". La verità? Io sono Storico dell'Arte (carta canta!) e sono anche un'artigiana che ha il suo punto di vista speciale proprio grazie a quel percorso di studi. Questo è il post della consapevolezza vera e propria, e non sono più pentita. 
Io credo di aver imboccato la strada giusta e il mio 2016 professionale può raccontare molto, spero che potrai percepirlo. Non ho numeri perchè non mi sono messa in gioco davvero, non posso dire di aver rischiato per capire cosa funziona e cosa no. Ho solo queste messe a fuoco che riguardano il mio lavoro e che si riflettono nella mia persona, o forse è il contrario. Lo dice anche Gioia: 
"...l'attività e chi la svolge si sovrappongono, e i valori che esprimono i tuoi prodotti sono anche i tuoi personali."
Il bilancio è fatto. Piuf! Pensavo sarebbe stato più complicato, invece è stato persino rivelatore. Mi sento molto meglio: uno sguardo a quest'anno e niente promesse che non posso mantenere per quello futuro. Mi prendo una pausa sino alla fine dell'anno, mi dedico allo studio (ho un bel po' di materiale da spulciare), ai regali di Natale, a me stessa. 

Ti auguro di trascorrere serene e abbuffanti feste, di ricevere regali speciali e di cominciare il 2017 col piede giusto. Ma prima, vorrei sapere se hai fatto il bilancio del 2016, o ti sei concentrata sui cari vecchi buoni propositi per l'anno nuovo?

Un abbraccio, e ci si legge l'anno prossimo! 

16 novembre 2016

I colori del racconto - Tutto grazie ad un pulcino

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La storia comincia così. Come al solito sono in alto mare con una consegna e di conseguenza devo affidarmi alla bustina rossa. La carico con l'occorrente per il lavoro in corso e la porto ovunque. Poi, appena il momento è buono, prendo ago e filo e mi porto avanti col lavoro. Non c'è domenica o festa che tenga, se la consegna è vicina devo sfruttare ogni occasione. Cioè tutti si portano il lavoro a casa, ma dal momento che è proprio lì che io lavoro...non posso che portarmi il lavoro fuori casa. ^_^

A parte la mia malsana abitudine, che spero proprio di togliermi prima o poi, è una domenica d'aprile e sono a pranzo con la famiglia di mio marito. Dopo mangiato lui va ad occuparsi dell'allevamento di lumache e io mi sono munita di bustina rossa, perchè Santiago sta per nascere e devo finire il suo quadretto di benvenuto. Mentre lavoro si avvicina Ambra, la nostra nipotina più piccola, che era intenta a giocare fuori casa (anche lei!). Cominciano le domande. Cosa stai facendo? Chi è Santiago? Mi piace questo cane, chi è? Poi mi dice: " Zia, lo fai anche a me un quadretto come questo?".
Ambra è una bambina sveglia (è più touch-screen lei di me, che ho ancora un cellulare con i tasti!), perciò l'assecondo e comincia quello che mi piace immaginare come il colloquio con una cliente. Anche se ha quattro anni, la cliente che ho davanti ha le idee chiarissime...forse proprio perchè ha quattro anni! "Voglio un pulcino!" (questi sono gli strascichi del pulcino pio...ne sono convinta!). Le rispondo che le farò il quadretto e lei torna ai suoi giochi. 


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Il quadretto per Santiago è stato consegnato e io mi faccio travolgere da altri lavori, dal B.O.T.B., dallo studio (e ancora dallo studio), il blog e tutto quello che ruota attorno a Colori Preziosi. 
Passa anche l'estate e un'altra domenica, mentre guardo la televisione a casa dei miei suoceri, arriva Ambra. Baci, abbracci, le sorelle che le ricordano che deve chiamarmi diddina e poi, come una doccia fredda, mi dice "Zia, hai fatto il mio quadretto?". I bambini non si dimenticano delle cose importanti e io sbagliavo a considerare il nostro colloquio solo un gioco, così ho deciso che per il suo compleanno avrebbe avuto il suo quadretto. E quel giorno è proprio oggi. 


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Mi ricordo quando è nata Ambra. Era lo stesso giorno del compleanno di mio nonno. Infatti, come ogni anno, c'era la telefonata di rito per fare gli auguri a nonno Pasquale. Quel giorno gli dissi che era nata una bambina, ma mio nonno era nostalgico e si sentiva anziano. Ambra nasceva e aveva tutto il futuro davanti; nonno Pasquale aveva compiuto 88 anni e nelle sue parole si percepiva la sua voglia di tornare indietro nel tempo, di ritrovare l'autonomia che non aveva più da qualche anno. Da allora nonno Pasquale avrebbe perso tantissimo e le telefonate sarebbero diventate difficili, perchè non riusciva a parlare bene e si mangiava le parole, da buon napoletano!

Oggi Ambra ha compiuto 5 anni e nonno Pasquale ne avrebbe 93, se fosse ancora con noi. Niente telefonata di rito da quest'anno, ma Ambra avrà il suo quadretto col pulcino. La storia si concluderà così: una festa piena di palloncini e bambini che sfrecciano da una parte all'altra, una torta dal tema Frozen (perchè c'è un'evoluzione nei suoi idoli), e un po' delle mie esperienze che si intrecciano al mio lavoro in una maniera che non so spiegarti. 

Bene, ora che ci siamo risollevate dalla dolce tristezza di questi pensieri, volevo dirti che prima della fine dell'anno avrei voluto fare qualcosa per il blog. Quest'anno ho avuto molti momenti di riflessione, ma la certezza di aver scelto il motto "Stories of handmade details" mi ha portato inevitabilmente a creare la sezione i colori del racconto (la prima puntata la trovi qui). Non è una rubrica, non avrà una cadenza prestabilita, ma è uno spazio in cui ti parlo dei miei lavori, dei dettagli che contribuiscono a costruire la loro storia, e dove anche tu potrai condividere i tuoi racconti. Di sicuro avrai degli oggetti prodotti dal piccolo artigiano del tuo paese, forse acquistati durante un viaggio, magari c'è quel regalo che la tua amica ha comprato pensando che fosse adatto a te (io l'ho fatto proprio oggi). Molti dei prodotti artigianali che scegliamo, per noi o per gli altri, sono portavoce di una storia e questa sarà l'occasione per raccontarmela (sono una persona molto curiosa eh!) e, infine, potrai condividere il tuo contenuto usando #icoloridelracconto. Ti aspetto! 

A presto, e buon compleanno Ambra...e nonno Pasquale. ^_^



17 ottobre 2016

Come nasce una storia

Negli ultimi tempi, accompagnare i miei prodotti da una storia è diventato parte del processo creativo. C'è un momento in cui capisco che il progetto può raccontare qualcosa (a volte nasce proprio da questa necessità), allora la stessa realizzazione diventa facile e incredibilmente rapida; al contrario, se non scatta la scintilla...bhe, lo sai, è come una storia d'amore: si può andare avanti a fatica o si può abbandonare il campo. Di solito scelgo la seconda strada, ma non sempre posso farlo. 
Ho pensato a quest'aspetto proprio qualche giorno fa, mentre davo una sistemata all'Angolo. Mi son ritrovata tra le mani quel vecchio orologio da tasca che tengo tra gli oggetti da scenografia, quelli che compaiono qua e là nelle inquadrature delle mie foto. Quest'orologio ha un'origine di quelle che ti aspetti: si trovava tra gli oggetti lasciati dai vecchi proprietari della nostra casa. Ciò che non è così scontato, oltre al fatto che ancora non si è perso nel caos che di tanto n tanto domina l'Angolo, è la sua storia. 

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Insieme all'orologio, io e mio marito abbiamo trovato una scatola con vecchi documenti ingialliti e spiegazzati, alcune foto e delle lettere. C'era tutta la storia di un certo signor Antioco. Dalla sua pagella scolastica ai documenti che parlavano dei suoi spostamenti, una volta in Svizzera, poi a Genova e ovunque riuscisse a trovare un lavoro. Insomma si allontanò dalla Sardegna perché non aveva abbastanza soldi per terminare la sua casa. E quando ci riuscì, aprì il suo piccolo negozio, riprendendo ad esercitare il suo mestiere: il barbiere. Affascinante, non trovi? La vita di un uomo qualunque ricostruita da poche carte ritrovate in una soffitta impolverata. 
Chissà se ereditò l'orologio dal padre, magari glielo regalò la moglie per un'occasione speciale, oppure lo acquistò lui stesso con i risparmi del suo lavoro. Qualsiasi scenario è possibile, ma dato che posso pensarla a modo mio...sai cosa mi piace immaginare? Nei tempi morti delle sue giornate lavorative, il signor Antioco dava un'occhiata all'orario, forse finalmente si avvicinava l'ora di pranzo; la sera, quando trascorreva un po' di tempo in relax in compagnia dei suoi amici, gli permetteva di non far tardi per cena. Chi può dire come sia andata in realtà? Ti dirò che non è molto importante. Anche se è stato tutto immaginato da chi non ha mai conosciuto il signor Antioco, il solo fatto che l'orologio da tasca abbia una storia, basta perchè non perda il suo valore. 


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Reali o no, le storie nascono nei modi più diversi. Nel mio lavoro succede spesso che sia io a dargli vita, attraverso delle rappresentazioni, sotto forma di gioielli o di quadretti. Janas e Life Inside sono un esempio efficace di questo primo sistema. 
In altre occasioni la scintilla scatta ad un certo punto della lavorazione. Così, qualcosa che pareva non dover dire nulla, diventa all'improvviso un racconto. Ti faccio subito un esempio. Il mese scorso ho realizzato un paio di orecchini per mia sorella (la fortunella con la madre sarta e la sorella che confeziona accessori). 

Dunque, la situazione era questa: abito nero e foulard coloratissimo. Un lavoro veloce che non dava spazio a nient'altro se non ad un paio di orecchini da adattare all'outfit. Cercando un dettaglio nero da circondare con i colori che ricordassero il foulard, mia sorella mi ha dato un paio di orecchini che comprò durante il suo viaggio di nozze in Madagascar. Due bei pezzi di ebano, nerissimo, che mio marito ha sagomato nella forma che avevo progettato (anch'io sono un po' fortunella!). Eccola qui la scintilla di cui ti parlavo!

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É successo qualcosa di imprevisto: un souvenir, ricordo di un viaggio in un posto selvaggio e meraviglioso, è diventato un accessorio dal volto nuovo con all'interno una storia. Il racconto di tutto quello che ha rappresentato quel viaggio per mia sorella, probabilmente il ricordo del bellissimo mare, forse della semplicità di una cultura tanto diversa dalla nostra, oppure la conoscenza di simpatici lemuri, o chissà cos'altro. Io posso solo immaginarlo e, come recita il mantra che accompagna il mio nuovissimo logo, ho voluto trovare il modo di raccontare la storia di un dettaglio fatto a mano. Ma quella è un'altra storia. ^_^

Il punto è che la scintilla scatta se ci sono tutti gli ingredienti giusti al momento giusto. Funziona anche per i post che scrivo nel blog. Nel mio quaderno dei pasticci, credo che esistano almeno tre versioni di questo post. Poi, l'altra sera mi son seduta nei gradini dell'ingresso della casa nuova e ho pensato all'orologio del signor Antioco. L'esempio era così affine ai miei intenti che il post ha cambiato rotta all'improvviso e, mentre i micetti e il cagnolino giocavano tra loro, io ho scritto questa storia. Poi ho messo ordine tra i vecchi documenti del signor Antioco, ho nastrato la scatola per evitare che si rovinassero e l'ho conservata...per non perdere il valore che qualcuno aveva deciso di non portare con sé. 

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Sarà capitato anche a te, ne sono convinta: devi raccontare un episodio e ti viene quasi istintivo cercare quel dettaglio, quella foto, quell'oggetto che dà corpo alla tua storia. Sai quando dici "aspetta, ti faccio vedere di cosa sto parlando"? Sembra che il quadro possa completarsi solo così, vero? 

Un abbraccio 
Maria